Quando i soldi scarseggiano e servono con urgenza lo spettro della patrimoniale è il primo a tornare ad aleggiare sulle tasche dei contribuenti. Una sorta di ‘tasto rosso’ che lo Stato si tiene a disposizione di fronte all’emergenza. Per questo, di solito, imposte di questo tipo vengono decise in periodi eccezionali, in presenza di conflitti bellici o catastrofi economiche.

Cos’è una patrimoniale 

La patrimoniale è un’imposta che colpisce il patrimonio, sia mobile che immobile: denaro, case, azioni, valori preziosi, obbligazioni. Può colpire sia le persone fisiche che quelle giuridiche. Può essere fissa o variabile. 

Nel primo caso, viene versata indistintamente da tutti i contribuenti per lo stesso importo. Nel secondo, varia in funzione del patrimonio dei contribuenti. Inoltre, può essere “straordinaria”, vale a dire applicata una sola volta e senza alcuna periodicità, o periodica, quando viene invece versata con cadenza regolare. Si parla di imposta e non di tassa patrimoniale perché corrisposta non a fronte di un servizio ricevuto ma per per servizi che lo Stato o gli Enti pubblici corrispondono alla collettività nel tempo.

La proposta del Pd

Quella proposta dal Pd prenderebbe la forma di “un contributo di solidarietà” per gli anni 2020 e 2021 “a carico dei redditi più elevati, da destinare a tutti coloro che versano in situazioni di povertà a causa della crisi o in situazioni di grave difficoltà per la perdita completa del reddito come i giovani lavoratori autonomi”.

Il prelievo graverebbe sulla parte di reddito eccedente gli 80.000 euro, sarebbe progressivo, deducibile e variabile tra un importo di ​alcune centinaia di euro per le soglie più basse fino ad ad alcune decine di migliaia di euro per i redditi superiori al milione. Il gettito atteso sarebbe pari a 1,3 miliardi di euro annui.

La storia delle patrimoniali in Italia

Di patrimoniali la storia d’Italia ne ricorda più d’una, a partire da quella varata dal governo Nitti, nel 1919, per far fronte ai debiti contratti dalla Stato durante la prima guerra mondiale e recuperare parte degli extraprofitti incassati dagli industriali durante il periodo bellico.

Anche nel 1936, per la Guerra di Etiopia, e nel 1940, per la seconda guerra Mondiale ,furono i ‘cannoni’ a spingere all’introduzione di una patrimoniale. Mentre l’imposta straordinaria per la ricostruzione del 1947 durò fino agli anni Sessanta, quando fu trasformata nell’Invim, la tassa sull’incremento di valore degli immobili.

Nel 1992, fu lo spettro del crack finanziario a spingere il governo Amato a introdurre, nottetempo, un prelievo straordinario del 6 per mille sui conti correnti e l’Isi – che quando smise di essere straordinaria si trasformò in Ici – sugli immobili. Ma come patrimoniali vanno intese anche l’imposta di bollo sulle attività finanziarie e l’estensione dell’Ici-Imu sull’abitazione principale decise dal governo Monti nel 2012. Così come la reintroduzione dell’imposta di successione. 

Le patrimoniali nascoste

La Cgia di Mestre calcola che di ‘patrimoniali’ in Italia ce ne siano già una quindicina. Nel 2017 hanno generato un gettito che ha sfiorato i 46 miliardi di euro. La parte del leone la fanno le imposte sugli immobili, che hanno consentito all’Erario di incassare 21,8 miliardi. Dal bollo auto sono arrivati nelle casse dello Stato 6,7 miliardi, mentre l’imposta di bollo ne ha portati altri 6,3. L’imposta di registro e sostitutiva è ammontata invece a 5,3 miliardi. 

Perché sì, perché no

I fautori della patrimoniale sostengono che sia uno strumento di ‘giustizia sociale’: in tempi di crisi chiede un sacrificio ‘straordinario’ ai più ricchi per aiutare chi, altrimenti, non ce la farebbe ad andare avanti. Per i contrari, invece, è ingiusta perché tassa per una seconda volta il patrimonio che, generalmente, è stato accumulato attraverso redditi già assoggettati a prelievo fiscale.

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