Il governo cinese ha eliminato i cani dalla lista degli animali commestibili, classificabili come “animali domestici”. La nuova classificazione è apparsa sull’ultima lista pubblicata dal Ministero dell’Agricoltura di Pechino, e si tratta della prima volta che viene operata questa distinzione in Cina, dove sussiste il consumo di carne di cane e nel giugno di ogni anno si tiene un festival della carne di cane, spesso criticato a livello internazionale per il trattamento subito dagli animali, a Yulin, nella provincia meridionale del Guangxi, dove vengono massacrati a decine di migliaia.

L’esclusione dei cani dalla lista degli animali commestibili è stata accolta con favore dalla Human Society International, organizzazione a difesa degli animali, che ha definito la bozza di proposta emanata dal governo cinese come “un momento di svolta” per la protezione degli animali in Cina. Segnali di un cambiamento nella considerazione dei cani erano emersi già settimana scorsa, quando la città di Shenzhen, per prima a livello nazionale, aveva deciso di vietare, dal 1 maggio prossimo, il consumo di carne di cani e gatti.

La regolamentazione sugli animali in Cina aveva avuto un’accelerazione già all’indomani dello scoppio dell’epidemia di coronavirus, quando il governo cinese aveva emesso un divieto temporaneo, che punta a rendere permanente, sul commercio di animali selvatici, considerati possibili intermediari del coronavirus che si ritiene originato dai pipistrelli.

Nella lista del Ministero dell’Agricoltura cinese sono indicate anche altre tredici speci animali che saranno esenti dalle restrizioni sul commercio di animali selvatici: tra questi figurano la renna, l’alpaca, il fagiano, lo struzzo e la faraona, mentre visoni, procioni e due speci di volpi potranno essere allevate per essere messe in commercio ma non per scopi alimentari. 

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