Qualche giorno fa, il leggero prezzo delle maschere chirurgiche è entrato in vigore in Italia, Domenico Arcuri, il commissario per le emergenze del coronavirus, ha fissato il prezzo a 50 centesimi più IVA (61 cent in totale). La decisione eletta di ridurre le speculazioni sulle maschere usa e getta che costano fino a 15 volte di più rispetto al periodo precedente la crisi, tuttavia, sembra aver avuto un altro effetto: la scarsità di maschere già esistenti è peggiorata da questa settimana, dicono i farmacisti e altri distributori

Un poster in una farmacia scherza sulla mancanza di maschere
Un poster in una farmacia scherza sulla mancanza di maschere

Ma qual è la soluzione alla mancanza di maschere?

La causa sembra essere stata, almeno in parte, il fatto che non tutte le maschere chirurgiche che dovevano essere pronte questa settimana si sono rivelate a norma. Nelle scorse settimane, infatti, Arcuri aveva raggiunto un accordo con i distributori per rendere disponibili 12 milioni di mascherine a partire dal 4 maggio, ma circa un quarto del totale non era a norma.

Questo problema è stato aggravato dalla mancanza di procedure uniformi di razionamento. La possibilità di limitare il numero di mascherine acquistabili da ogni persona è stata lasciata ai farmacisti e agli altri distributori (in un servizio mostrato dalla trasmissione Piazza Pulita, l’unica farmacia che disponeva ancora di mascherine a 50 centesimi aveva limitato l’acquisto a una mascherina a persona).

Il piano di Arcuri è in realtà più complesso di una semplice imposizione di un prezzo centralizzato. Il commissario ha spiegato in varie conferenze stampa nelle ultime settimane di aver centralizzato gli acquisti di mascherine e preso accordi con una serie di produttori specializzati e con le associazioni dei distributori, per farle arrivare a supermercati e farmacie. In questo modo, ha spiegato, è stato possibile sottoscrivere contratti di acquisto per diverse decine di milioni di mascherine al prezzo di 38 centesimi al pezzo.

Questo stock diventerà gradualmente disponibile dalle prossime settimane. Per aumentare la disponibilità di maschere chirurgiche durante questa attesa, il commissario ha sottoscritto accordi con farmacisti e distributori per rimborsare le perdite a chi ha acquistato mascherine a un prezzo superiore ed ora è costretto a venderle a prezzi più bassi.

Le maschere mancano in molti paesi

La scarsità di mascherine non è un problema soltanto italiano. Sia quelle dotate di tessuti filtranti che quelle più semplici, le cosiddette “chirurgiche” usa e getta, che servono soltanto a limitare la possibilità di contagiare chi ci circonda, sono diventate un bene particolarmente scarso in tutta Europa e negli Stati Uniti sin dall’inizio della pandemia causata dal coronavirus. La ragione principale è che la produzione di questi dispositivi è concentrata in paesi come Cina ed India, che in seguito alla diffusione del contagio hanno dirottato gran parte della loro produzione sul mercato nazionale, riducendone la disponibilità per le esportazioni negli altri paesi.

Nelle prime fasi dell’epidemia, la scarsità in Europa e in Italia era così acuta che è stato difficile fornirne un numero adeguato anche al personale sanitario. Se all’interno degli ospedali la situazione è rapidamente migliorata, nelle altre strutture del sistema sanitario è invece proseguita a lungo. Per settimane, per esempio, i medici di famiglia hanno visitato pazienti senza alcun dispositivo di protezione, tranne i pochi che riuscivano ad acquistare privatamente (il risultato è che dei circa 150 medici morti durante la crisi, circa metà sono medici di famiglia).

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