Il coronavirus attacca i polmoni e produce danni a tutti gli organi vitali dell’uomo: il cuore, il fegato, i reni, il pancreas. Soltanto il cervello sembra sia risparmiato, anche se i pazienti accusano una perdita, temporanea, dell’olfatto e del gusto.

L’infezione da coronavirus dà subito dei sintomi di difficoltà respiratoria, ma l’impatto del virus è palpabile anche su altri organi vitali. Soltanto il cervello sembra risparmiato anche se il nervo olfattivo (orlatto) viene attaccato.

Danni al fegato procurati dal coronavirus sono stati segnalati in uno studio pubblicato il 14 marzo nella rivista Liver International, ripreso da Le Figaro, realizzato da ricercatori dell’università delle scienze di Wuhan, la città cinese dove tutto è cominciato, in collaborazione con l’istituto di virologia di Essen, in Germania. I ricercatori sostengono che i danni al fegato possono essere causati direttamente dall’infezione Sars-Cov2 o dai farmaci utilizzati per curarla. Un aumento degli enzimi epatici è possibile nei pazienti infetti, ma il meccanismo resta incerto sia per l’effetto diretto citotossico (che distrugge le cellule) sia per la reazione immunitaria generata dal virus.

Anche il cuore può essere danneggiato. Oltre alla mancanza di ossigeno che può provocare un arresto cardiaco, non è rara una reazione immuno-infiammatoria con una sofferenza miocardica. E’ stata osservata nel 15% dei pazienti ospedalizzati per Covid-19. Oltre all’infarto del miocardio, sono stati osservati anche dolori al torace per la pericardite, l’infiammazione del rivestimento del cuore.

Il coronavirus non risparmia neppure i reni. Uno studio cinese ha dimostrato che i pazienti contagiati dal virus sviluppano facilmente una insufficienza renale acuta (27%) soprattutto se sono anziani e accusano altre patologie come una ipertensione atriale e una insufficienza cardiaca.

Un altro organo vitale che viene danneggiato dal virus è il pancreas che produce l’insulina. Non viene attaccato direttamente, ma lo è indirettamente nei pazienti diabetici. Durante un’infezione aumenta la necessità di insulina e il pancreas di un diabetico non ne produce più. Èper questo, in caso di pazienti diabetici con il Covid-19 è necessario verificare più frequentemente la sua glicemia e aumentare, se possibile, le dosi di insulina anche se mangia poco, ha detto a Le Figaro, Marc de Kerdanet, pediatra e diabetologo, presidente dell’associazione che aiuta i giovani diabetici. Ma a preoccupare di più è il rischio accresciuto di ritardo diagnostico in un contesto dove si chiede al grande pubblico di non andare dal medico o all’ospedale se i sintomi non sembrano gravi. Il rischio di coma diabetico potrebbe essere reale.

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