Una storia di allergia

“Il primo criterio per distinguere i sintomi allergici da quelli di origine infettiva è la storia medica del bambino”, osserva Iride Dello Iacono, responsabile dell’Unità Operativa di Pediatria e Allergologia dell’Ospedale Sacro Cuore di Gesù Fatebenefratelli di Benevento. “Se ha già una diagnosi di malattia allergica e nelle precedenti stagioni dei pollini ha  manifestato rinite o asma, molto probabilmente i suoi disturbi sono riconducibili all’allergia e non c’è ragione di allarmarsi o di temere un’infezione. È opportuno comunque avvertire il pediatra o lo specialista allergologo che segue il piccolo e mettere in atto le indicazioni previste nel suo piano terapeutico”.
Ci sono però anche bimbi che quest’anno, per la prima volta, manifestano sintomi di allergia respiratoria. Come regolarsi in questo caso?

Rinite e congiuntivite raramente associate a Covid-19

I più comuni sintomi di allergia respiratoria nella stagione dei pollini sono la rinite e la congiuntivite”, spiega l’allergologa. “Il naso è congestionato, con rinorrea acquosa, prude. Il bimbo fa starnuti a raffica. Spesso ha gli occhi arrossati, che lacrimano e prudono, con una caratteristica sensazione di sabbia sotto le palpebre. La letteratura scientifica sui sintomi da Covid-19 nei bambini, per quanto sia ancora scarna, evidenzia che questi disturbi sono presenti solo nel 6-7% dei casi di infezione, dunque la probabilità che il piccolo sia stato contagiato è molto bassa”.

Tosse e asma sono sintomi più ambigui

L’allergia respiratoria può manifestarsi anche sotto forma di asma bronchiale. “I sintomi sono tosse secca e stizzosa, che si accentua quando il bambino è esposto all’allergene, quindi quando esce all’aperto o si affaccia al balcone”, dice Dello Iacono, “associata a dispnea, cioè fame d’aria, difficoltà respiratoria. La letteratura scientifica dice che questi sintomi sono presenti nel 50% dei casi di Covid-19 nei bambini, quindi la diagnosi per il pediatra in questo caso è più complessa”.

La febbre è assente in caso di allergia

Un sintomo frequente nelle infezioni da nuovo coronavirus è la febbre. “È presente nel 40% dei casi di bimbi ammalati”, spiega l’allergologa, “ed è invece assente nelle manifestazioni di allergia respiratoria. Se il bimbo ha disturbi respiratori e febbre, è molto probabile che non abbia una reazione allergica, ma sia affetto da un’infezione respiratoria, che non è necessariamente Covid-19. Spetta al pediatra valutare la situazione e decidere in che modo procedere per avere la diagnosi corretta”.

Quando e come contattare il pedriatra

Come le autorità sanitarie vanno ripetendo ormai da settimane, in nessun caso bisogna portare direttamente al pronto soccorso o in ambulatorio del medico o del pediatra di famiglia un adulto o un bambino che presenta sintomi sospetti di Covid-19. La procedura corretta è contattare il medico curante per telefono, spiegare la situazione, illustrare i sintomi e attenersi alle sue istruzioni. Sarà lo stesso dottore a organizzare una visita in studio in condizioni di sicurezza, se necessario.
“È opportuno contattare il pediatra se il bambino ha sintomi respiratori e febbre, a maggior ragione se ha avuto di recente occasione di contagio”, raccomanda Dello Iacono. “È indispensabile chiamare il pediatra se il piccolo ha febbre e difficoltà respiratoria”.

I dubbi sui farmaci

Gira voce, da qualche tempo, che i farmaci antinfiammatori, come i cortisonici somministrati talvolta nel trattamento della allergia, rendano una persona più vulnerabile al rischio di contrarre l’infezione da nuovo Coronavirus e di contrarla in forma grave.
“Attenzione! Non è vero”, avverte l’allergologa. “Non c’è alcuna ragione di credere che alcuni medicinali possano esporre a un maggior rischio di infezione o di infezione in forma grave. I bambini, come anche gli adulti, che assumono farmaci cortisonici o altri farmaci nel contesto di un piano terapeutico già stabilito non devono smettere di assumerli, altrimenti vanno incontro al rischio, reale, di un peggioramento della patologia di cui soffrono”.

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